“Progettiamo la MIA Vita”

 

Progetto sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi)

 

Progetto sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) a favore delle persone con sindrome di Down

Progetto sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) a favore delle persone con sindrome di Down

 

Con il progetto “Progettiamo la mia vita” finanziato grazie all’otto per mille della Chiesa Valdese nell’anno 2015, l’Associazione Vivi Down ha potuto “avviare e promuovere una gestione competente del progetto di vita di 25 persone con sindrome di Down e della sua inclusione sociale, attraverso processi di co-gestione e di condivisione degli obiettivi tra tutti gli attori formali ed informali coinvolti” considerando il ruolo genitoriale come snodo strategico attraverso il quale promuovere un lavoro di rete e di co-gestione del progetto di vita della persona con disabilità, in quanto il genitore è sia attore primo coinvolto in tali processi sia propulsore/collante dell’interazione tra i diversi servizi e soggetti.

Il progetto era composto da:

  1. Tutoring Familiare 

Lo scopo è aiutare le famiglie a migliorare le proprie competenze nel gestire in modo sempre più autonomo il progetto di vita del figlio/a e fare in modo che gli obiettivi educativi siano condivisi dalle diverse figure che possono avere un ruolo nell’educazione della persona con sindrome di Down, sia formali (insegnanti, logopedisti, etc…) sia informali (oratorio, squadra di calcio, scouts, etc…). Gli strumenti sono: consulenze alle famiglie di persone con SD di una psicologa esperta; incontri con insegnanti e con operatori di contesti educativi; osservazioni nel contesto e/o colloqui con le persone con sindrome di Down

 

  1. Gruppo AMA (Auto Mutuo Aiuto)

Rete di sostegno tra le famiglie moderata da un facilitatore. La supervisione è affidata ad una psicologa e interviene su richiesta del gruppo o del facilitatore che comunque mantiene sempre un canale di dialogo con il supervisore.

Nello specifico l’obiettivo intende guardare alla famiglia non solo come portatrice di bisogni e di problematiche, ma soprattutto come potenziale risorsa capace di risposte efficaci e concrete in quanto il gruppo può aiutare il singolo nel processo di cambiamento, aiutandolo a maturare un percorso di valorizzazione di sé e delle proprie capacità. I membri del gruppo, infatti, tendono ad essere dei pari che condividono obiettivi comuni, la comunicazione è di tipo orizzontale ed il coinvolgimento e la responsabilità sono individuali poiché ogni persona è protagonista del cambiamento che vuole attuare ed è essa stessa la prima risorsa per sé e per il gruppo.