Pensione di reversibilità anche per alcuni lavoratori inabili

Un dilemma che affliggeva i genitori dopo la conclusione del percorso scolastico da parte del figlio con Sindrome di Down era quello di dover scegliere se inserirlo nel mondo del lavoro o rinunciarvi per non perdere il diritto alla pensione di reversibilità dei genitori.

Finalmente, dopo tanto impegno profuso negli anni dalla Vivi Down con il coinvolgimento delle altre Associazioni, abbiamo ottenuto una legge che permette, a certe condizioni, di poter andare a lavorare e mantenere il diritto alla pensione di reversibilità.

La legge del 28 febbraio 2008 n. 31 (che  ha convertito il decreto legge 31 dicembre 2007 n. 248 che all’articolo 46) dice:

“1-bis. L’attività svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, secondo la definizione di cui al comma 1 con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, o presso datori di lavoro che assumono i predetti soggetti con convenzioni di integrazione lavorativa, di cui all’articolo 11 della legge 12 marzo 1999, n. 68, : «con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata»; non preclude il conseguimento delle prestazioni di cui al citato articolo 22, comma 1, della legge 21 luglio 1965, n. 903.
1-quater. La finalità terapeutica dell’attività svolta ai sensi del comma 1-bis e’ accertata dall’ente erogatore della pensione ai superstiti.

L’INPS successivamente ha emanato una circolare che meglio specifica l’applicazione della legge: è la Circolare n. 15 del 6 febbraio 2009.

Questa legge non risolve tutti i problemi ma apre senz’altro una strada.

On marzo 8th, 2011, posted in: Area Diritti, News, Prima_pagina by